martedì 23 ottobre 2018

Slavutych: la nuova città per i rifugiati di Chernobyl


La città di Prypjat era stata evaquata il 28 aprile del 1986. Il governo sovietico doveva trovare una rapida soluzione per sistemare queste persone. La scelta cadde sulla costruzione di una nuova città. Essa doveva essere fuori dalla Zona di Escusione, ma avere un collegamento con la Centrale Nucleare di Chernobyl.
La zona prescelta fu a circa 40 Km da Chernihiv, 80 km da Pripyat. Il collegamento con la Centrale era garantito dalla ferrovia



La costruzione della città iniziò nel 1986 e i primi residenti arrivarono nell' Ottobre del 1988. La popolazione era di 25.000 persone di cui 8000 bambini.


Sarebbe dovuta essere la città della rinascita. Lavoratori e architetti di otto regioni sovietiche unirono le forze per costruire la città. I quartieri presero i nomi delle regioni Armenia, Azerbaijan, Geogia, Estonia, Lettonia, Lituania, Russia, Ucraina.


Prima della costruzione della città venne realizzato un letto di terra incontaminata di 2 metri. Essa fu costruita molto simile a Prypjat, questo per cercare di contenere il più possibile lo shock dei suoi nuovi abitanti.

Slavutych oggi è una tranquilla città abitata escusavamente dai tecnici e operai della Centrale Nucleare di Chernobyl. Nei primi anni dopo il disastro il treno Elektrichka portava alla centrale circa 11.000 persone. 


Quale futuro per Slavutych?
La città fu dichiarata Special Econimic Zone nel 2001 dopo lo speghimento del reattore 3 il 15 dicembre del 2000. Circa 8.500 su 15.000persone persero così il lavoro; era iniziato il tracollo di Slavutych.


Tra il 2010 e il 2017 il consorzio Francese Novarka ha costruito il nuovo "sarcofago" sul reattore 4. Questo grande progetto ha portato nuovo slancio e benessere nella piccola città. Successivamnete al posizionamento del New Safe Confinament nel novembre 2017, la città sta nuovamente fissando l'olbio. Molti posti di lavoro sono andati persi. Il sindaco della città sta cercando di farla diventare un punto di riferimeto per la ricerda sulle radiazione. Il suo destito pare però essere segnato: fra 70 anni quando la centrale sarà completamente dismessa essa non avrà più abitanti

domenica 23 settembre 2018

Un giorno in alpeggio

Alpe Valanghe. Valle Maira. 2100 metri nel territorio di Marmora provincia di Cuneo. Alpi piemontesi al confine con la Val Grana e la Valle Stura. Molta roccia, ciclismo eroico e vie d’arrampicata.

Andimo a conoscere Roberta che gentilmente ha accettatto la mia idea: fotografare e raccontare una giornata in alpeggio

Arrivo appena in tempo per la prima mungitura delle vacche piemontesi.


 I ferri del mestiere


Giulio durante la mungitura al pascolo

La colazione delle ore 9.00 è la prima vera occasione per ritrovarsi e conoscersi. Qui conosco Robertina, amica e collaboratrice di Roberta, allevatrice di capre. Direttamente dalla Langa alla montagna. Nelle sue parole e nei suoi occhi c'è la consapevolezza di chi ama questo lavoro e ha realizzato un sogno.

 Foto profilo...

Andiamo al pascolo

Il latte appena munto è stato portato al laboratorio. Con Roberta e sua madre Giovanna andiamo a fare burro e formaggio. Durante la lavorazione è l'occasione per conoscere meglio la loro realtà.

 Roberta durante la lavorazione del latte.

Da qui nasce il nostale di alpeggio. Lo potere riconoscere dal marchio Nostrale d'Alpe

 La forma di Nostrale d'Alpe "Valanghe"

Roberta e la mamma lavorano sapientemente tutti i giorni il loro latte per produrre questo ottimo formaggio.
La stagionatura su assi di legno avviene nella cantina.

 La stagionatura del formaggio
In silenzio guardo e ascolto Roberta e Giovanna che lavorando. Mi spiegano con passione i loro gesti. La lavorazione del latte deve essere accurata e attenta, non ammette distrazioni.

La lavorazione del formaggio


La lunga mattinata si conclude con la lavorazione e il confezionamento del burro. Notate il bellissimo stampo in legno utilizzato.

La lavorazione del burro con lo stampo

Il burro confezionato

Il pomeriggio scorre tranquillo al pascolo e alla ricerca delle capre perdute. Proprio come fa il buon pastore.
Purtoppo al ritorno sapremo che il lupo ha avuto il sopravvento su una nella notte...


Intanto le vacche stanno tornando. Tutto é pronto per la mungitura serale.

 Il ritorno per la mungitura serale

Ringrazio e torno a valle.
 
Un alpeggio fatto da uomini e soprattutto donne che lavorano con amore e dedizione. Nei loro gesti c'é un attaccamento a questi animali e a questa terra. Se siete da quelle parte fermatevi!

Personalmente non è stato un addio, ma un arrivederci...


mercoledì 12 settembre 2018

La Val d'Orcia

14 Agosto 2018 San Quirico d' Orcia.
Ore 5.30 la sveglia suona. Guardo fuori dal camper: fulmini, ma non piove. Andiamo, il Podere Bervedere mi aspetta. Conoscevo il posto e dopo pochi minuti ero piazzato. Sono solo. Parte l'attesa della luce giusta che arriva... ed è magia pura!

 
Alba al Podere Belvedere.

Ripredo la bici mi dirigo verso la Cappella della Madonna di Vitaleta. L'occhio mi cade su questo albero solitario sulla collina. Mi lascio cullare dalle colline

Ora vi aspetterete una foto della Cappella, ma purtroppo non ci sono le condizioni per fotografare ( stavano smontando dal banchetto della sera prima)
Mancano i famosi Cipressi...andiamo a cercarli.
Torno al camper e via verso Asciano; dopo pochi kilometri ecco spuntare i famosi cipressi!

 I cipressi della Val d'Orcia

In Agosto il paesaggio è arido, spoglio, brullo non nego che mi piacerebbe vederlo in primavera
Ad Asciano, la mia meta era il famoso Agriturismo Baccoleno con il suo viale di Cipressi. Il temporale si avvicinava meglio scattare subito

L'Agriturismo Baccoleno

Proseguiamo il viaggio verso Chiusdino, l'Abbazia di San Galgano ci aspetta. Attraversiamo le famose Crete Senesi. Qui il mio sguardo si perde verso orizzonti infiniti, dolci linee. La terra riposa dopo la raccolta del grano.Il sole sta tramontando.

 
 Crete Senesi

Arriviamo a San Galgano che è ormai sera. Solo il silenzio ci circonda. Pargheggiamo e ceniamo. Voglio vedere l'abbazia illuminata, ma purtroppo non è possibile fotografare l'interno.

 L'abbazia di San Galgano in notturna

Un pizzico di storia.
L’abbazia di San Galgano, uno dei luoghi più suggestivi negli itinerari della spiritualità toscana. La costruzione dell’abbazia cominciò nel 1218 per iniziativa dei monaci cistercensi. L’abbazia di San Galgano costruita in tempi rapidi prosperò per oltre un secolo, acquisendo un ruolo di rilievo nella ricca economia della zona e nelle stesse istituzioni della città di Siena.

 L'abbazia all'alba

Il lento declino cominciò nel 1348, quando gli attivi monaci cistercensi vennero falcidiati dalla peste nera. Persa l’autonomia dopo un lungo contenzioso con Siena, nel 1576 pare che nell’abbazia di San Galgano abitasse un solo monaco. Dopo un incerto tentativo di restauro, le piombature del tetto furono vendute, gli infissi e gli arredi saccheggiati. E oggi quel che resta dell’intero complesso monastico sono delle maestose mura con le navate e alcune sale, tra cui quella splendida del refettorio
 Il refettorio
 La navata centrale

Mi sembra di rivere il nome della rosa o di far parte di una storia dei templari... si respira un'aria mistica


La croce nel cielo

A poche centinaia di metri dall'abbazia vi è l'Eremo di Montesiepi dove è costodita la mitica Spada nella roccia. Una vera attrazzione per grandi e piccini. La leggenda di San Galgano si intreccia con Re Artù.

Il nostro viaggio si conclude qui. Luoghi ricchi di fascino e di storia.

Zafferano Polibri

Perchè coltivare lo Zafferano a Cuneo, o per essere più precisi in Valle Grana? Perchè dopo un'attenta analisi della caratteris...